Il metodo fono-sillabico

Attualmente sto seguendo un master sui DSA e tra le tantissime informazioni e letture fatte vorrei condividere con tutti voi che l’utilizzo del metodo fono-sillabico o sillabico puro sono i migliori per aiutare i bambini a comprendere il fonema e il grafema di riferimento senza troppe difficoltà e con tempi più rilassati. L’apprendimento della lettura con questi metodi favorisce una maggiore consapevolezza fonologica nei nostri alunni ed in particolar modo aiuta quei ragazzi che potrebbero poi col tempo rivelarsi DSA. Inoltre da molti studi risulta che far “conoscere” le lettere facendo passare la loro acquisizione attraverso  corpo è vantaggioso perché permette ai bambini di fare esperienza di lettere. Il gesto aiuta il ricordo, si  attivano i neuroni a specchio con questa strategia e la musicalità delle parole aiuta molto per la scomposizione in sillabe. Il dialogo e il confronto in classe hanno un ruolo FONDAMENTALE per la costruzione del sapere. Inoltre i fonemi si possono insegnare in molti modi accattivanti e più motivanti per le insegnanti e soprattutto per i bambini.

Qui di seguito inserisco un video molto interessante che ho trovato in rete e nel quale si vedono attivare delle strategie interessanti ! Aspetto vostre riflessioni!!!

 

 

 

…e alla fine…

Cari amici,

è già volato via un altro anno scolastico in una nuova realtà, TORINO!

Non è stato semplice inserirsi nel nuovo contesto, capire come muoversi evitando di fare troppi errori ma cambiava tutto rispetto a Padova, anche i nomi delle riunioni. Ci sono le CC, gli INTERCLESSE, i PLESSI E I dipartimenti e i COLLEGI ma in realtà erano diversi da quelli a cui io ero abituata. Per  CC si intende la normale programmazione, i plessi vedeva tutti i plessi radunati insieme e non ogni plesso nella propria sede e poi gli interclasse erano incontri di tutti gli insegnanti di tutte le materia di classi parallele e i dipartimenti erano una novità di quest’anno.

INIZIALMENTE ERO NELLA TOTALE CONFUSIONE!!!

Mi ci è voluto un pò ma sono riuscita a capirci qualcosa e a muovermi anche in questa nuova realtà. Abbiamo iniziato ad impostare il curricolo d’istituto, le programmazioni anche di informatica (questa sconosciuta!) e abbiamo messo le basi per iniziare ad utilizzare il registro elettronico. C’è stato molto da fare e molto si dovrà fare nei prossimi anni. Sono stata FUNZIONE STRUMENTALE nell’area informatica e ha dato una mano per quanto potevo ed ho anche imparato molto. Ogni realtà ti porta sempre a metterti in discussione, metterti alla prova, valutarti e vedere quali siano i tuoi punti di forza e di debolezza e so perfettamente che il carattere deve ancora ben formarsi per essere più diretto e chiaro.

14883302-allegro-bambino-seduto-al-tavolo-e-dorme-sul-concetto-di-scuola-libroPurtroppo ho anche, a fine anno, dovuto fare i conti con una grande sconfitta, Un mio alunno si è RITIRATO e il prossimo anno andrà in un’altra scuola. So bene che può capitare ma ogni insegnante dovrebbe chiedersi PERCHE’? Cosa ho sbagliato? Cosa non ho saputo dare o fare per quel bambino? Da insegnante di sostegno ero sempre a fornire aiuto e ad affiancare il mio alunno in particolare ma ho cercato, per quanto possibile, di aiutare anche lui, un alunno “DSA” relegato dalle colleghe di classe nelle ultime file…e già questo dice molto! Come si può decidere di abbandonare un alunno, di gettare la spugna e smettere di lottare con e per lui. Ho sentito cose veramente assurde da persone che dovrebbere essere maestre e quasi sempre la colpa è delle famiglie e del bambino che non si impegna…mai di loro! E’ stato un duro colpo…io avrei comunque potuto fare di più. Entravo in quella classe solo 6 ore e ho cercato di fornire anche  lui strumenti utili per lo studio, facilitatori, tabelle, mappe ma era abbandonato dalle colleghe o cmq non opportunamente seguito. La Direzione sapeva ed ha cercato di sollecitare le insegnanti ma anche in qunto Dirigenti purtroppo si hanno le mani legate davanti a certe situazioni e questo mi dispiace molto perchè nel nostro lavoro non abbiamo a che fare con fogli, documenti, pc ma con i bambini e quello che noi diciamo loro li forma e li trasforma rendendoli più forti o più deboli!

Essere INSEGNANTE DI SOSTEGNO ti porta ad essere in classe ma a volte anche a non essere considerata collega di classe ma solo la maestra di quel bambino lì, ma ci obbliga ad essere presenti e a non poter parlare davanti ai bambini andando contro quanto dice la collega perchè non si fa ma non per questo non lo si deve poi rimandare alle colleghe quando si è da soli con loro. Io non sano riuscita a farlo, non è ancora nel mio carattere ma so che sbaglio, che non dovrebbe essere così, che devo migliorarmi! In ogni caso…

…CHIEDO A TUTTA LA CATEGORIA DI NON FARE SILENZIO QUANDO SI VEDENO DELLE COSE CHE NON  VANNO BENE, BISOGNA COMUNICARLO ALLA DIRIGENTE E QUESTO NON E’ FARE LA SPIA MA ESSERE UN’INSEGNANTE RESPONSABILE E CONSAPEVOLE DEL PROPRIO RUOLO FORMATIVO!

Prima di tutto vengono loro, i nostri piccoli uomoni, poi tutto il resto!

La professionalità insegnante

Al giorno d’oggi le professioni sono sempre più qualificanti e nel mondo del lavoro si ricercano persone specializzate ma nel mondo della scuola PURTROPPO non è ancora così.

Le aspettative sociali nei confronti della professione docente oggi risultano molto alte, a fronte di una bassa considerazione della professionalità degli insegnanti.

Agli insegnanti sono richieste:

  • competenze educative, sottolineate anche da specifici progetti del Miur (le cosiddette “educazioni”)
  • competenze organizzative, particolarmente evidenziate dalla cultura dell’autonomia,
  • competenze progettuali, derivanti dalla capacità propria di ogni insegnante di operare in modo organizzato e consolidate da decenni di sperimentazioni sul campo,
  • competenze valutative, sul versante educativo, docimologico e di sistema,
  • competenze relazionali, sempre più necessarie a fronte delle nuove esigenze sia delle giovani generazioni sia della comunità scolastica e del contesto in cui opera,
  • competenze comunicative, sul piano verbale, non verbale, iconico e multimediale.

Tutto ciò è RICHIESTO ma non sempre la FORMAZIONE della classe docente è ADEGUATA!

Perdonatemi le CRITICHE ma credo che siano NECESSARIE a questo punto. Sono nel mondo della scuola da ormai 10 anni ed ho visto veramente DI TUTTO.

  • Insegnanti INCAPACI di trasmettere le proprie competenze
  • Insegnanti che insegnano materie in cui non si ritengono già loro competenti
  • insegnanti resi tali dal solo MAGISTRALE ( a volte frequentato malamente)
  • insegnanti incapaci di scrivere loro stessi un testo in modo corretto e senza errori
  • Insegnanti che non sono nemmeno in grado di parlare in modo corretto
  • Insegnanti che non sono in grado di relazionarsi con i bambini.
  • Insegnanti che “mettono” i loro “problemi” personali nella scuola.

Ma noi…gli INSEGNANTI cosa possiamo fare anche se vediamo tutto questo?

E i dirigenti cosa possono fare?

Le cose DEVONO cambiare ma dall’alto perchè se la scuola italiana è vista poco bene e in modo poco professionale è per questi motivi. E anche insegnanti VALIDI e PROFESSIONALMENTE preparati (e per fortuna ce ne sono!) finiscono nel calderone degli insegnanti statali, che non fanno nulla, sfaticati, senza voglia di lavorare ed incapaci.

NON E’ GIUSTO E NON E’ CORRETTO!!!

Sul piano della collocazione sociale le attese nei confronti della scuola in genere e degli insegnanti in particolare sono elevatissime: sia sul piano culturale, che su quello educativo, quasi che la scuola potesse farsi carico di tutte le contraddizioni che la nostra società non riesce a risolvere. Dall’altro lato il basso livello retributivo, la scarsa – o nulla – possibilità di vedere uno sviluppo professionale riconosciuto, contribuiscono a configurare il quadro di una professionalità non adeguatamente valorizzata rispetto alle elevate aspettative sociali.

Pensate che anch’io sia la solita insegnante che si lamenta? NO!

Ho anche delle proposte che secondo me andrebbero ascoltate:

  • Maggiori controlli nelle scuole da parte dei dirigenti e degli “ispettori”
  • Una migliore “gestione e controllo” dell’anno di prova (spesso gli insegnanti “producono” una misera tesina di 1/2 pagine senza alcun riferimento teorico o contenuto professionale)
  • FORMAZIONE CONTINUA sostenuta interamente o in parte dalla scuola
  • Dare la possibilità agli insegnanti di insegnare in base anche alle proprie competenze e “predisposizioni”
  • Favorire un supporto psicologico nella scuola
  • Non sarebbe male neanche incentivare chi è più qualificato in modo adeguato.

So che avrò MOLTE persone contro di me ma insomma, scusatemi se lo dico…

...QUESTO E’ IL MIO BLOG E POSSO ALMENO QUI PERMETTERMI DI DIRE E SCRIVERE QUELLO CHE VOGLIO!!!

 

 

Il blog di classe

Carissimi amici,

già un pò di tempo fa vi ho detto che ho realizzato un blog per le mie classi che permette la comunicazione con gli alunni, lo scambio di notizie con i genitori e l’approfondimento di argomenti trattati in classe.

PC

Lo ritengo uno strumento valido se ben utilizzato da tutti, incentivato dalle maestre e dai genitori.

Il blog può essere usato come diario di classe, come portfolio  e come strumento per una didattica di tipo costruttivista, è un “sito” che tiene traccia e propone tracce.

Il blog:

  • favorisce lo sviluppo di una coscienza critica nei confronti di internet
  • stimola la capacità di selezione e vaglio delle informazioni on-line
  • favorisce la rielaborazione critica dei concetti
  • aumenta la visibilità dei lavori svolti
  • favorisce il lavoro collaborativo e la costruzione di progetti cooperativi
  • potenzia le capacità linguistiche
  • incrementa la motivazione.

Nel blog l’insegnante diventa un tutor, un regista, un amministratore di post. Per avere successo il blog deve essere inserito nel percorso formativo e condiviso da tutti.

PC2

Il blog è potenziamento delle strategie didattiche “tradizionali”, trasforma il modo di fare scuola, diventa metodologia e ambiente d’apprendimento. Non sostituisce il contatto faccia a faccia tra alunno ed insegnante ma permette di arricchire e migliorare i processi formativi. Inoltre permette, a quegli alunni assenti per periodi più o meno lunghi di seguire le attività di classe anche a distanza.

CONCLUDO CONDIVIDENDO CON TUTTI VOI IL BLOG CHE HO CREATO CON E PER LE MIE CLASSI, UNA BELLISSIMA ESPERIENZA CHE SONO SICURA UTILIZZERO’ ANCHE NEGLI ANNI FUTURI!

http://allascuolarodari.wordpress.com/

Critica e polemica…oggi sono così!

Una delle difficoltà maggiori nella vita di un insegnante è la COMUNICAZIONE con tutti gli enti, le strutture, i punti di riferimento che si hanno in particolar modo quando si lavora con bambini…non in difficoltà…ma SPECIALI!!! La migliore forma di comunicazione è LA COMUNICAZIONE ASSERTIVA

“l’assertività è la capacità del soggetto di utilizzare in ogni contesto relazionale, modalità di comunicazione che rendano altamente probabili reazioni positive dell’ambiente e annullino o riducano la possibilità di reazioni negative”.

Libet e Lewinsohn

Ma non sono proprio sicura che sia ottimale. A volte occorre anche scontrarsi con chi ha idee che vanno CONTRO le nostre credenze “operative”.

Una delle difficotà maggiori sta nel confrontarsi con persone che spesso dicono e sentono di essere “GIA’ ARRIVATE”, di saper già tutto  e di non avere alcun dubbio sul loro operato. Purtroppo nel mondo della scuola non sono poche e, a mio parere, chi si mette in discussione può crescere, chi non lo fa può solo fermarsi e forse DEVE farlo per non fare del male ai nostri bambini (perchè è con loro che si lavora) credendo anzi, essendo convinti, che si stia facendo SICURAMENTE la cosa migliore.

Queste sono solo delle semplici osservazioni di una giovane insegnante che ancora alcuni ritengono “troppo” giovane per capire o per sapere o per dire la propria. Soprattutto se sei insegnante di sostegno ti trovi spesso a “combattere” e a “sbattere” contro il muro dei pregiudizi, dell’incapacità e dell’ignoranza di chi hai intorno. Odio questo stato d’animo e questo modo d’essere SCUOLA! La scuola è un ambiente EDUCATIVO e FORMATIVO e DEVE esserlo sempre, forse però i genitori devono riconoscere questo ruolo alla scuola e dar fiducia ad essa e alle figure che ci lavorano. Anche le insegnanti devono credere di più nel loro ruolo professionale ed UMANO!!! Non tutti siamo adatti ad essere insegnanti. Ricordo ancora alcuni seminari ed esami del primo anno di università in cui i docenti ti facevano ben comprendere quanto TU possa influenzare in positivo o negativo la “carriera scolastica e la vita” degli alunni. Nonostante questa importanza trovo RIDICOLO quanto poco controllo ci sia sul personale della scuola, tra le nuove reclute ad esempio o tra chi forse dopo anni può aver raggiunto livelli di stress così alti da non poter lavorare più in modo adeguato. Ma come si può lavorare bene in questo modo? Come si può vedere e restare impassibili? E’ ASSURDO!!!

Mi piacerebbe poter sapere anche un vostro parere su tutto ciò per aprire un piccolo dibattito e un angolo di confronto!

 

Paura di cambiare…

A volte tutti noi ci trovamo in un momento della vita in cui BISOGNA compiere delle scelte, ma non sempre queste sono semplici pe noi stesse, nonostante lo sembrino per gli altri.

Quello che scrivo in questo momento sono solo pensieri di una donna che nella vita ha sempre voluto essere una maestra, studiare per migliorarsi, formarsi, mettersi in gioco e che quando finalmente ha trovato una sua STABILITA’ lavorativa deve porsi delle domande sul proprio futuro.

Probabilmente la mia vita privata mi porterà a lasciare nuovamente la scuola dove adesso sono ed in cui mi trovo veramente bene per andare in un’altra regione sconosciuta, in realtà nuove dove dovrò nuovamente mettermi in gioco, far “vedere” che posso farcela e riguadagnarmi la fiducia ed il rispetto di genitori e colleghi.

Dopo 6 anni di precariato e quattro di RUOLO non pensavo di nuovo di dover RICOMINCIARE e questo non posso negare che mi spaventi… ma infondo sono anche tra quei pochi fortunati che hanno un posto di lavoro, una vita lavorativa soddisfacente ed un lavoro che piace…

Non mi piace, invece, lamentarmi, buttarmi giù, non fa parte di me essere così ma inizia a pesare… Vivere lontani dalla propria famiglia, dalla terra d’origine, ti forma, ti indurisce ma…solo la corazza, perchè dentro piano piano ti distrugge. Non avere una STABILITA’, non sentirsi di appartenere ad una terra, non avere l’impressione di essere a casa mi ha sempre destabilizzato. Il lavoro mi ha aiutato ma adesso sono davanti ad una scelta di vita nuova e, nonostante questo possa darmi la stabilità che ora mi manca, mi porta anche a dover lasciare città come Padova ed Albignasego, che mi hanno formato, arricchito, permesso di crescere e di farmi strada nel mondo del lavoro solo con le mie forze.

Sono ORGOGLIOSA di ciò che ho fatto, soprattutto perchè l’ho fatto con le mie sole “mani”, senza l’aiuto di nessuno… Adesso devo ricominciare in un’altra città…forse…ma ce la posso fare, lo so, spero solo di poter un giorno trovare anch’io un posto DEFINITIVO per vivere, uno di quei posti che possa anch’io chiamare CASA!